What’s Up, Doc?

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WUD

Allora. Mettiamo le cose in chiaro. Questo blog, sparidinchiostro, non è morto. E’ solo molto stanco. Ha bisogno di un po’ di riposo. Poi, quando i tempi diventano maturi, ritorna. Più bello che pria.
Sono giorni un po’ complessi. Un po’ convulsi. Un bel po’. Lo sono così tanto che non riesco neanche a scrivere e, lo sai, non è cosa che mi costi fatica, anzi… Non ho neanche bisogno dell’umore nero gucciniano, quello che lo induce a frugare dentro miserie sue, che desidererebbe anche mie (le nostre miserie?  Nostre? C’è gente che ‘sto desiderio di universalità della pochezza individuale la chiama poesia).

Però il mio blog fermo, immobile, con la sua fissità spaurita, mi mette un po’ di inquietudine. Poca, eh… So, però, che non avercene, di inquietudine, è meglio che averne un po’. E, allora, voglio che questa fissità smetta. Mi fa credere che nulla mi stia accadendo attorno, in un momento in cui invece mi succede di tutto. E tutte robe positive. Faccio un riassunto di quelle meno private e, da domani, cerco di essere da queste parti un po’ più spesso. Magari riesumo l’Anarchivio. Non posso promettere nulla, ché mica sono così padrone del mio destino. Vivo in balia degli eventi e la deriva non è poi così spiacevole.

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In edicola è uscito uno “Scuola di Fumetto” con, in copertina, Jenus di Don Alemanno (un fumetto comico che mi suscita la stessa fremente emozione che può produrmi una coda in autostrada). Se riesci a superare quel brivido intenso e ti inoltri nel giornale, ci trovi un pezzo sul lavoro di Angelo Stano. Quell’articolo è corredato, tra l’altro, da qualche pagine di un fumetto di fantascienza degli anni 80 incompleto, e quindi inedito, sceneggiato da Renato Queirolo. Pare che Stano ne abbia disegnate “molte tavole”. Vorrei vederle. Sono abituato alle storie interrotte di Queirolo: da decenni attendo la conclusione della Rebecca che ha fatto con Anna Brandoli. Poi, sempre su “SdF” c’è la rubrica di mio fratello Boris: parla della rossa Satanik. E, infine, ci sono le mie “Vere storie del fumetto” con un pezzo su Jules Feiffer che s’intitola “A marcia indietro in avanti” e inizia così:

Quando mette mano alla sua autobiografia, uscita nel 2010, Jules Feiffer è un anziano signore deciso a fare ordine tra i suoi primi ottant’anni di vita e di carriera. Sulle pagine di quel libro delizioso, anche dal punto di vista editoriale e cartotecnico, il fumettista statunitense, incapace di scendere a compromessi, racconta come abbia dovuto cercare, per tutta la vita, di ritagliarsi spazi in forme codificate. L’attitudine al racconto lo ha portato a fare l’assistente bambino nello studio in cui Will Eisner produceva, a ritmi industriali, il suo Spirit; lo ha costretto a inventarsi una forma per la striscia creata per “The Village Voice”, settimanale per gli intellettuali di sinistra newyorchesi; lo ha spinto a trovare uno sfogo editoriale per i suoi racconti a fumetti, riuscendo a farli pubblicare in forma di libro quando ancora nessuno parlava di graphic novel; lo ha trascinato fino alla scrittura per il teatro, per il cinema e di romanzi per adulti e per ragazzi.

TuttoPratt

Sempre in edicola, se riesci ancora a incontrarne una ancora aperta in giro, puoi trovare i volumi della collana Tutto Pratt. Un libro la settimana, di grande formato e costo contenuto, con i fumetti di Hugo Pratt. Si è concluso il ciclo di Corto e nelle prossime settimane ci trovi: Morgan, Cato Zulu, Anna nella Jungla, Capitan Cormorant, L’Isola del tesoro, Sgt. Kirk, Junglemen, Ernie Pike, Un uomo un’avventura, Koinski, … Tutta roba buona, direbbe il mio fruttivendolo (che è un tipo affidabile). Talmente buona da resistere senza problema alle prefazioni cui si alternano tre compagni di osteria: Tito Faraci, Boris Battagli e il sottoscritto.

spariallaradio

Infine, quest’anno ho deciso di giocare alla radio, grazie alla benevolenza di Radio Onda d’Urto, di Kika Negroni e di Sancho Santoni. Pare che la desinenza in “oni” sia uno dei prerequisiti fondamentali per collaborare a Flatlandia, la loro trasmissione. Noi “ato” siamo guardati con sospetti e rinchiusi in spazi della durata massima di venti minuti. Approfittando di una distrazione e del cambio di ragione sociale per i mesi caldi dell’anno, ho fatto osservare che “Dissonanze estate” poteva essermi quasi consono. Il trucco ha funzionato. Trova in linea, su “Fumettologica”, il podcast dello speciale “Spari d’inchiostro: i fumetti per l’estate“. Quasi un’ora e mezza! Il prossimo passo verso il guinness dei primati è la diretta da 72 ore!

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2 Risposte to “What’s Up, Doc?”

  1. loscalzo1979 Says:

    prenditi il tempo che ti serve, ti aspettiamo

  2. sparidinchiostro Says:

    Grazie! Però ne ho preso già abbastanza.Poi sembra indolenza. (E faccio di tutto per nasconderla.)

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