Frank

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FrankSinatra

Conosco poco Frank Sinatra. Non ne riconoscerei “la voce” in un disco. Non saprei dire il nome di due sue canzoni o due suoi film. Non saprei neanche argomentare le relazioni con la mafia di cui sono sicuro di aver letto (almeno sulle pagine di Alack Sinner di José Munoz e Carlos Sampayo). Insomma non ne so niente. Però stamattina, mentre scarrellavo le timeline dei feed e dei social network, mi sono imbattuto in questa intervista. E’ uscita su “Playboy” nel febbraio del 1963. Parla di Dio, uno dei miei argomenti preferiti. Mi mette di buon umore. Ne ho tradotto un pezzo. Scusami per gli eventuali strafalcioni.

Playboy: Bene, cominciamo con la più elementare tra le domande. Sei religioso? Credi in Dio?

Sinatra: Va bene, cominciamo così. Penso di poter riassumere il mio sentire verso le religioni in un paio di paragrafi. Primo: io credo in te e in me. Sono come Albert Schweitzer, Bertrand Russell e Albert Einstein in questo: ho rispetto per la vita, in ogni forma. Credo nella natura, negli uccelli, nel mare, nel cielo, in tutto ciò che posso vedere e di cui c’è una vera evidenza. Se queste cose sono ciò che tu chiami Dio, allora credo in Dio. Ma non credo in un Dio personale cui rivolgermi per chiedergli conforto o il prossimo lancio di dadi. Sono consapevole del bisogno umano di avere fede. Sono a favore di qualsiasi cosa che ti faccia attraversare la notte. E possono essere preghiere, tranquillizzanti o una bottiglia di Jack Daniel. Ma per me la religione è una cosa profondamente personale in cui l’uomo e Dio se la risolvono tra loro, senza uno stregone nel mezzo. Lo stregone cerca di convincerci che dobbiamo chiedere aiuto a Dio, che dobbiamo dirgli di cosa abbiamo bisogno, che dobbiamo blandirlo con preghiere o denaro. Bene, io credo che Dio sappia ciò di cui ognuno di noi ha bisogno. Non serve andare in chiesa la domenica e per raggiungerlo. Lo puoi trovare ovunque. E se ti sembro un eretico, sappi che ho un ottimo testo di riferimento: il Vangelo secondo Matteo, 5-7, il sermone della montagna.

Playboy: Non sei riuscito a trovare risposte che ti vadano bene nella religione organizzata?

Sinatra: Ci sono cose nella religione organizzata che non mi piacciono per niente. Guardiamo a Cristo come a un principe della pace, ma è stato versato più sangue nel suo nome che in quello di qualsiasi altra figura nella storia. Mostrami un passo avanti nel nome della religione e io te ne mostrerò cento indietro. Ricordati che sono stati uomini di Dio a distruggere la biblioteca di Alessandria. A perpetrare l’inquisizione spagnola, a bruciare le streghe di Salem. Su questo pianeta ci sono oltre 25.000 religioni organizzate, ma gli adepti dell’una pensano che gli altri sbaglino miseramente e che probabilmente siano proprio cattivi. In India credono nelle vacche bianche, nelle scimmie e nel pucciarsi nel Gange. I musulmani accettano la schiavitù e si preparano per Allah che gli promette vino e donne riverginizzate. E gli stregoni mica sono solo in Africa. Se guardi i giornali di Los Angeles la domenica mattina, ci trovi la varietà locale che pubblicizza le proprie robe come se fossero vestiti con due paia di pantaloni.

Playboy: Ma la fede religiosa non ha funzionato come influenza per la civilizzazione.

Sinatra: Ti ricordi di quella folla urlante e sghignazzante, assetata di sangue, a Little Rock, che insultava una povera ragazzina negra di dodici anni perché voleva iscriversi in una scuola pubblica? Non erano, tutti o quasi, devoti frequentatori di messe? Detesto il voltafaccia di chi si dice liberale ma pratica il bigottismo nella sua piccola sfera di malvagità privata. Non ho mai detto a mia figlia con chi doveva sposarsi, ma le avrei rotto la schiena se si fosse invaghita di un bigotto. Per come la vedo io, l’uomo è un prodotto dei condizionamenti e le forze sociali che danno forma alla sua morale e alla sua condotta – incluso il pregiudizio raziale – sono influenzate più da cose materiali come cibo e necessità economica che dalla paura, dal terrore e dalla bigotteria generata dagli alti prelati delle superstizioni commercializzate. Non fraintendermi. Sono per il decoro. Sono a favore di qualsiasi cosa che promette amore e rispetto per la mia gente. Ma quando i servizi di una misteriosa divinità permettono bestialità il mercoledì e assoluzione la domenica… Ecco, non contate su di me.

Playboy: Ma questi ipocriti spirituali non sono una minoranza? La maggior parte degli americani si comporta coerentemente con i precetti della dottrina religiosa, non credi?

Sinatra: Non ho niente contro la decenza a ogni livello. Ma non credo che la decenza origini solo dalla religione. E non posso evitare di chiedermi quante figure pubbliche si votano a una fede religiosa per mantenere un’aura di rispettabilità. La nostra civiltà, così come la conosciamo, è stata formata dalla religione, e gli uomini che aspirano a un incarico pubblico, ovunque nel mondo libero, devono inchinarsi a Dio o rischiare il pubblico rimprovero. La nostra stampa riflette accuratamente la natura religiosa della società, ma noterai che presenta anche gli articoli e la pubblicità dell’astrologia e gli inverosimili revivalisti alla Elmer Gantry. Noi americani ci vantiamo della libertà della nostra stampa, ma ogni giorno vedo, proprio come te, le disonestà e le distorsioni, e non solo quando si parla di superstizioni ma anche nelle notizie. Per esempio quando si parla di gente come me. E questo è un tema di minore importanza – eccetto che per me – ma quella disonestà si applica anche alle notizie dal mondo. Come può della gente libera prendere decisione se non conosce i fatti? Se la stampa racconta le notizie dal mondo come racconta quelle che mi riguardano, siamo nei guai.

Playboy: Stai dicendo che …

Sinatra: No, aspetta, fammi finire. Hai pensato ai rischi che mi prendo parlando in questo modo. Riesci a immaginare la mole di lettere di insulti, maledizioni, minacce e oscenità che riceverò quando questa intervista sarà pubblicata? E, peggio ancora, il boicottaggio dei miei dischi, dei miei film e magari il picchetto per impedire l’ingresso ai miei concerti. Perché? Perché ho osato dire che l’amore e la decenza non coincidono necessariamente con il fervore religioso.

Playboy: Se pensi che abbiamo passato il limite, offendendo il tuo pubblico e forse rischiando il suicidio economico, dovremmo tagliare, cancellare il nastro e ricominciare con domande più asettiche.

Sinatra: No, andiamo avanti. La penso così da anni e morivo dalla voglia di dire queste cose. A chi ho fatto del male con quello che ho detto? Che defezione morale ho suggerito? Andiamo avanti.

 

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Una Risposta to “Frank”

  1. CREPASCOLO Says:

    Ricordo anche una striscia di Doonesbury pubblicata nei gg di una laurea honoris causa a The Voice in cui si ironizzava sulle frequentazioni mafiose del dott. Sinatra.
    Off topic ( anche + del mio citare Garry Trudeau che era giustificato dal citare Alack Sinner ), ricordo un progetto abortito di biopic con David Bowie nella parte di Sinatra giovane e De Niro in quella del Sinatra + maturo. La fotina segnaletica mi fa pensare che il Duca Bianco non era una scelta tanto strana.

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