Dieci anni di spari: Anno 4 – Il segreto più oscuro

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Il post del 22 novembre 2007 era così.

UncleCreepy

Se ti capita di passare spesso da queste parte, se sei un lettore di questa mia paginetta, sai molte cose di me. Sai delle mie passioni e delle mie ossessioni, della mia famiglia, del mio lavoro e del mio stato di salute. Ma non è tutto. Perché non ti ho mai raccontato…

IL SEGRETO PIU’ OSCURO

Succede che mi lasci ossessionare dalle idee. A un certo punto mi concentro su un punto e inizio a ronzarci attorno. A vuoto e con enorme spreco di energia. Mi consola il sapere che tutto ciò non contribuisce ad accelerare la morte termica del pianeta: l’energia che dilapido è solo mia.
Posso partire da un’idea semplice, quasi un claim (di recente mi è successo con “il fumetto mancato”). Oppure da sistemi più complessi (ma poco più complessi, ché poi mi ci perdo), come nel caso dell’ossessione che mi ronza in questi giorni nel vuoto che conservo con cura tra le orecchie: le trasformazioni subite dalle narrazioni che mescolano parole e immagini a fronte della diffusione massiccia di interazioni ipertestuali.
Siccome sono un incontinente verbale (espressione che preferisco di molto alle terribili “egomaniaco” e “logorroico”), di solito di queste ossessioni ne scrivo anche. E se passi di qua, tu ne leggi.
In mezzo al rumore che riempie le mie giornate, a volte spunta una storia. Non una di quelle che fruisco su uno qualsiasi dei supporti o canali che uso, ma proprio storie nuove (beh, nuove, insomma…) che mi vengono in mente.
Quelle storie mi accompagnano durante i viaggi in macchina (in questo periodo sto muovendomi tra Lombardia ed Emilia con discreta frequenza e il punto d’arrivo è lontano da qualsiasi stazione).
Ecco. Io, quelle storie, non le racconto a nessuno. E siccome ho pochissima memoria di quello che ho scritto o pensato, dopo un po’ quelle storie – fortunatamente – si perdono (ehi! è questo il vero motivo per cui mi dico fallibilista: maturo idee e non ricordo nulla dello stato precedente. Prova a chiedere a qualcuno che abbia cercato di parlare con me di una cosa che avevo detto o scritto un po’ di tempo prima).
Ti racconto la mia storia di ieri. Nulla di che… Di questi tempi, al massimo, se ne potrebbe trarre una miniserie bonelloide.

In un futuro prossimo (diciamo settimana prossima), una società, che per comodità chiamerò metempsicosi.com (dot com), sta sperimentando del software da installare su piattaforma biologica.
La solita storia di “foresta cibernetica dietro l’orecchio destro” di cui ci parlava Gibson in Neuromancer. Innestano uno spinotto in un uomo e gli scaricano del software. Anzi… Siccome il cavo ormai è completamente inutile e obsoleto, usano una connessione wireless.
Questa metempsicosi.com ha sperimentato per un po’ un prodotto che sarebbe potuto diventare rivoluzionario. Si chiama “Anima 2.0” e prevede l’upgrade dei centri etici e spirituali degli umani. Tutti diventano più sensibili verso alcuni temi (che, guarda caso, sono quelli su cui l’opinione pubblica deve essere orientata).
Durante le sperimentazioni è emerso un problema. Tecnicamente si chiama “dipendenza dal target”. L’infrastruttura su cui bisogna scaricare il software (il corpo umano, insomma) è standardizzato solo apparentemente. Le variabili che contribuiscono a rendere un umano diverso dall’altro sono tantissime: una per ciascuna cellula (qua potrebbe partire uno spatafione con lunga spiegazione del teorema di Goedel e del paradosso del gatto di Shroedinger… o come si scrive lui).
Insomma, per farla semplice, l’upgrade agisce in maniera non prevedibile sugli umani e qualcuno diventa anche socialmente pericoloso.
Ecco. La storia prende le mosse da qui. C’è questo tipo (chiamiamolo Mario Rossi) che era un beta tester di “Anima 2.0”. Va in giro per la città e ha alcuni problemi. Perché il suo router neurale wireless è ancora attivo e fa sì che lui si comporti come un qualsiasi fottuto pc wintel (uno di quei robi su cui è installato un sistema operativo Microsoft): di tanto in tanto (e mica in maniera prevedibile) si scarica automaticamente degli upgrade (patch, hot fix, service pack e tuti l’ati sturiellett). A quel punto lui deve fare un reboot (si spegne e si riaccende) e si sveglia con nuove consapevolezze che lo fanno evolvere (mica maturare, lo rendono diverso e mica sempre migliore… perché le sue nuove consapevolezze potrebbero essere non condivisibili).
E poi ci sono degli effetti collaterali: a volte il funzionamento del suo corpo si modifica perché l’upgrade va in conflitto con altre funzionalità già presenti sulla piattaforma; altre volte è molto più lento perché gli è partito un qualche inutile programma che consuma un sacco di risorse, altre volte ancora va in schermo blu…

Che dici: dodici numeri ci vengono, no?

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