Dieci anni di spari: Anno 6 – Una storia vera

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Il 3 settembre del 2010 si piangeva forte. E lo si faceva per una storia di linguaggio che, secondo me, un po’ racconta anche il senso del fumetto.

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Inizio a parlarti delle mie ossessioni raccontandoti una storia che trovo al contempo straziante e illuminante. Se questo non fosse un blog, ma un romanzo o un film, ci metterei una fascetta o uno strillo sotto il titolo con sopra scritto: “tratto da una storia vera”. Dicono che così si vende di più… Ma sei fortunato e qui è tutto gratis.
Oh! Parlo di persone che mi sono vicine, fisicamente e negli affetti, riferendo i fatti cambio tutti i nomi, ma l’invenzione finisce là.

Tony è un bambino che viene dal sud est asiatico ed è fortunato: è stato adottato da una famiglia italiana di brave persone. Lo sai: nonostante tutto, ce ne sono tantissime. I suoi nuovi genitori sono un tangibile esempio della borghesia illuminata meneghina: un medico e un direttore vendite in un’azienda dal solido conto economico. I due vivono in una bella casa con la figlia naturale e il gatto.
Quando Tony è arrivato in Italia aveva tre anni. E’ un’età in cui ci si integra meravigliosamente. Il bambino è felice per le piccole cose. Per esempio, sa che pranzo e cena, tutti i giorni, non si possono dare per scontati. Nell’orfanotrofio da cui viene si mangiava una volta al giorno e sempre le stesse poche pietanze. E’ un bambino intelligente e impara la nuova lingua in tempo per andare a scuola. Ha solo grandi difetti di pronuncia e per questo motivo, prima dell’inizio del primo anno di scuola elementare, i genitori lo portano più volte la settimana da un costosissimo logopedista. Un altro professionista, uno di cui tutti dicono un gran bene, ma che, con Tony, affastella una sconfortante serie di fallimenti.
A scuola il bambino, con la sua incapacità di dominare la fonetica, non ha risultati encomiabili. Ma l’ho già detto: Tony è fortunato e, pur frequentando una scuola pubblica italiana, una di quelle disgregate lentamente da una sfilza di riforme dissennate, passa le proprie ore di lezione con ottimi insegnanti. Due maestri che resistono e danno un senso al sistema formativo nazionale e che, guardando il bambino con attenzione, capiscono una cosa che era sfuggita ai genitori, alla sorella e, anche, al costoso logopedista: Tony è sordo.
Maria è un tecnico audiometrista straordinario. Conosce il proprio mestiere e sa di cosa parla: ha problemi di udito e porta un apparecchio acustico che non maschera in alcun modo. Vede Tony, gli parla, lo ascolta e, subito, spiega tutto ai genitori: “Ecco, vedete, questo bambino ha imparato a parlare leggendo il labiale”.

Il bambino ha imparato una seconda lingua, che non ha mai sentito, guardando la posizione delle labbra dei suoi interlocutori e modulando suoni con emissioni di fiato. Ora ha un apparecchio acustico, discreto e funzionale, che gli consente di scoprire cose incredibili. La carta del quaderno ha un suono quando la sfogli e anche la penna mentre scorre sul foglio fa rumore. In un paio di giorni, riesce a pronunciare correttamente la parola gioco: come dice lo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke, “Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”.
Sembrerebbe un lieto fine, ma la storia continua.

I ragazzi nell’età dello sviluppo sono macchine delicate. Tony ha una sorella. Ricordi? L’ho citata qualche riga più in alto. Si chiama Elena e ha dodici anni. Adora il fratello e gode della quiete familiare, ma queste scoperte portano tensioni difficili da metabolizzare. La ragazzina rischia un esaurimento nervoso. Diventa distratta e spaventata, va male a scuola, ha problemi di incontinenza e vive in una classe di selvaggi adolescenti che anelano all’appartenenza e la classificano immediatamente come alieno. I genitori di Tony ed Elena sono esseri umani con limiti fisici con cui confrontarsi quotidianamente: lasciano il bambino gioire dell’udito riconquistato e si raccolgono attorno alla ragazza. Quando il sabato si fanno i compiti a casa, a Tony viene detto di andare in un’altra stanza con il suo libro, mentre la mamma studia con Elena: il bombo dovrà poi raccontare la storiella di api e orsacchiotti scritta su quelle pagine.
Il bambino è bravissimo e capisce perfettamente quello che ha letto.
Ma il gioco funziona per poco tempo, perché i maestri di Tony sono attenti sul serio e sanno che Tony non è ancora capace di leggere. Non è grave: la maggior parte dei bambini impara a leggere entro le vacanze natalizie del primo anno scolastico, ma ce ne sono altri che hanno tempi più lunghi. A volte, molto più lunghi.

Tony non vuole prendere in giro i suoi genitori. Sta cercando di mimetizzarsi: non vuole sembrare diverso dagli altri bambini. E’ estremamente complesso interpretare i caratteri alfabetici. Sono solo disegnini sul foglio difficilmente associabili ai movimenti delle labbra solo visti fino a quel momento. In fondo si sono trasformati in suoni da pochissimo. Tony ha imparato a capire le storie che avrebbe dovuto leggere guardando le brutte illustrazioni del suo libro di testo.

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