Fottuta guerra!

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(Come ti dicevo ieri, ho parlato di questo fumetto meraviglioso di Joe Sacco, La Grande Guerra, su un giornale di carta. Il pezzo è uscito su “Scuola di Fumetto” n. 94, settembre 2014: QUESTO. La mia rubrica si chiama “Le vere storie del fumetto”. Eccola qui.)

The Great War by Joe Sacco.

Una trincea è un solco lungo, profondo e invivibile. È sporca e pericolosa. Fuori, l’aria è solcata da proiettili e gli obici, prova e riprova, qualche volta lasciano cadere mortifere granate in quel posto che si vorrebbe sicuro. La terra, smossa dai colpi e dagli squassi, cade sugli elmi dei soldati. Le ferite si infettano e l’aria è densa del fumo delle sigarette che, a stento, coprono il puzza di piscio, di feci, di carni putrefatte e di paura.

Una trincea è un rifugio da cui uomini spaventati si lanciano all’assalto di nemici invisibili. A volte, come in Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick (1957), per conquistare obiettivi militari insulsi, che servono solo a dare spolvero alla fama e alla carriera di un generale.

Una trincea è il non-luogo che meglio caratterizza la Prima Guerra Mondiale e che, più di ogni altro, ha permesso di muovere critiche verso l’insensatezza della guerra.

Una trincea è una delle ambientazioni più frequentate dai racconti di guerra di Harvey Kurtzman, anche se l’autore di “Two-Fisted Tales” e “Frontline Combat” (quest’ultimo edito, in italiano, da 001) racconta prevalentemente, nella prima metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, storie ambientate durante la Seconda Guerra Mondiale e la guerra di Corea. I fumetti di guerra di Kurtzman sono privi del senso eroico e della contrapposizione manichea che sta innervando gli spiriti della Guerra Fredda che, proprio in quegli anni, inizia a diventare una realtà concreta e tangibile. Nelle trincee di Kurtzman, ricostruite con una documentazione attentissima e una sensibilità al dettaglio storico inaspettata, si respira la paura, il desiderio di tornare a casa, la contrapposizione tra umanità che si fronteggiano per ragioni comprese poco.

Una trincea, disegnata con macchie nere e senza risparmiare i particolari più inquietanti, è spesso al centro delle pagine dei fumetti di guerra di Jacques Tardi, Era la guerra delle trincee (edizioni BD) e Putain de guerre! (letteralmente Fottuta guerra!). Anche in Tardi la guerra è unicamente morte e disperazione, dolore e paura. Tutte le pulsioni all’eroismo e all’appartenenza si dissolvono nella sporcizia e nella paura stagliate sui volti di soldati uccisi da un’esplosione mentre, in prossimità della latrina, si calavano le brache.

Le trincee della Prima Guerra Mondiale, nel fumetto italiano, compaiono sulle pagine di Hugo Pratt e Sergio Toppi. Ma la guerra raccontata dai due è molto meno “fottuta” rispetto a quella di Tardi: Pratt la attenua con il suo estro affabulatorio e con la vena cinica dei suoi personaggi; la precisione e la densità del segno di Toppi costruiscono immagini di tale lancinante bellezza da non consentire al lettore la percezione del dolore e della paura. Gipi, invece, ambienta un capitolo del suo ultimo lavoro, Unastoria, tra le trincee. La commistione di piani narrativi intreccia tre linee temporali come i rami di uno dei tanti alberi disegnati sulle pagine di quel fumetto bellissimo. E il conflitto ritorna a essere una “Fottuta guerra!”

Una trincea è una striscia. Joe Sacco lo ha capito bene e, per raccontarla, ne ha disegnata una nel suo ultimo libro, La grande guerra, in uscita a giorni per Rizzoli Lizard. Oltre sette metri di carta su cui è impresso un solo, lunghissimo, disegno. Una striscia, piegata 30 volte e custodita tra due copertine rigide, che obbliga a letture non lineari. Guardando da sinistra verso destra questo fumetto privo della sequenza tanto cara a Will Eisner e a Scott McCloud, si scopre un racconto solidissimo. Un racconto che inizia nel giardino della casa di un generale, che guarda i propri soldati partire per il fronte e si conclude, dopo una battaglia lunghissima tra le trincee, con i corpi, esanimi e mutilati, dei soldati che vengono adagiati in un altro lungo solco, quello in cui saranno coperti della medesima terra in cui si sono rotolati in battaglia.

Joe Sacco è un giornalista e un fumettista. Un individuo che vuole raccontare la realtà, dopo averla vissuta. Realizza reportage a fumetti, mostrando paradossi che hanno a che fare con l’obiettività e con la tempestività delle notizie.

Innanzi tutto il suo stile, di scrittura e di disegno, è così immediatamente percettibile da impedirgli di mentire al lettore, nascondendosi dietro la trita illusione dell’obiettività del giornalismo, capace di separare chiaramente i fatti dalle opinioni. Sacco decide, allora, di essere protagonista dei propri fumetti, mostrandosi al centro di pagine che raccontano la sua presenza nei Territori Occupati, in Bosnia o in Iraq.

In secondo luogo, dovendosi confrontare con i tempi di consumo delle notizie che – tra home page che macinano click al ritmo delle gallerie di immagini e like su social network sempre più voraci – decide di non stare “sulla notizia”. Sacco lavora ai suoi fumetti per mesi, a volte per anni. E quando arriva il momento della loro pubblicazione può succedere che i fatti che racconta non siano più prelibatezze per un’industria culturale a caccia di esplosioni, eventi e fraintendimenti. In questo mercato, Sacco si muove con disagio ma senza cedimenti.

Il mondo che racconta è quello dello “Scontro di civiltà” e i nuclei di appartenenza sono così rimarcati che ogni suo fumetto, anche a decenni dalla prima pubblicazione, continua a fornire precise chiavi di lettura per capire un presente indifferente alle frenesie dell’intrattenimento informativo.

E così il racconto di un giorno di fottuta guerra nel 1916 arriva tardi sui fatti e legge il nostro presente di lettori mentre questo sta accadendo.

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Una Risposta to “Fottuta guerra!”

  1. esperanto Says:

    Ankaŭ ĉi libro pri la Unua Mondo Gierra estas tre bela :

    http://www.ricochet-jeunes.org/livres/livre/50272-14-18

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