Le nove vite di Robert Crumb

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fritz-il-gatto Se ti infili in libreria trovi il secondo volume della collana che Comicon sta dedicando al gigantesco Robert Crumb. Si tratta di una raccolta di storie che hanno come protagonisti animali antropomorfi. Certo, c’è tutto Fritz the Cat. Ma c’è anche un mucchio di altre simpatiche bestiole: Silly Pidgeon, Dirty Dog, Eggs Ackley, Fuzzy the Bunny, Squirrely the Squirrel, Patricia the Pig, Wichita the Rat Dancer… Un sacco di cose ottime, gratificate dalle amorevoli cure di Raffaele De Fazio e dalle traduzioni ineccepibili di Marco Bertoli. In questo volume c’è anche una mia postfazione (mi rendo conto che non sarà certo questo il motivo per cui lo comprerai, ma mi piace dirtelo).
Il primo volume della collana, uscito sei mesi fa, è dedicato agli adattamenti letterari di Crumb e s’intitola “Kafka, Dick, Bukowski visti da me”. Per quel libro avevo scritto una postfazione che poi, ahimè!, è saltata per questioni di spazio. Siccome non sono capace di buttare via niente, invitandoti a cercare tutto il Crumb che puoi (lanciandoti avidamente anche su questi libri editi da Comicon), pubblico qui quel testo che forse funziona anche fuori dal contesto. Dedica di Crumb

Le nove vite di Robert Crumb

Robert Crumb è un arcano maggiore nella mano di tarocchi con cui affrontare il futuro del fumetto. È uno degli artisti che più hanno influenzato l’immaginario occidentale negli ultimi cinquant’anni. Narratore potente, disegnatore straordinario, grande costruttore di pagine, inventore di generi, polemista di sottecchi… Le definizioni non lo inquadrano. È sempre altrove. Un fumettista felino, sornione e veloce, di cui è impossibile incasellare i settant’anni di vita e i cinquanta di lavoro. Si può cercare un punto d’inizio per raccontare i suoi lavori ma, ogni volta che si prova a dipanare il bandolo di quella matassa narrativa, ci si ritrova in mano uno gnommero gaddiano, un gomitolo di concause.

La sua storia, per esempio, potrebbe cominciare nell’ottobre del 2009, quando è uscito The Book of Genesis, un monumentale adattamento del primo libro della Bibbia. Crumb ha trasposto i cinquanta capitoli della Genesi, con cura maniacale, in 200 pagine di fumetto. Si è confrontato con quel testo mostrando un’umiltà inattesa. Un adattamento fedelissimo, per il quale non si è concesso alcuna elisione: nessun taglio e nessun riassunto. Ogni singola parola del testo biblico è stata riportata nel fumetto ed è diventata il codice attorno al quale far nascere le pagine. Crumb, il maestro dell’eversione sotterranea, l’infedele verso tutto, il cultore della libertà espressiva assoluta, ha operato un’aderenza totale al testo. E, alla fine, ha ammesso che disegnare quel fumetto “è stato un po’ come tornare in bottega per migliorare la tecnica del disegno” e, inaspettatamente, ha dichiarato di essere un artista nuovo, “migliore e più disinvolto”, capace di dire: ”Tutti i miei lavori precedenti adesso mi sembrano grezzi”.

Genesis

Oppure, si potrebbe cominciare quando, nel 1991, quarantottenne, ha abbandonato San Francisco, il tempio della cultura underground, per trasferirsi a Sauve, piccolo comune nel sud della Francia. Con lui c’era la seconda moglie, la fumettista Aline Kominsky, e i due fuggivano da una serie di difficoltà emotive e incombenze finanziarie. Il fumetto underground non era più così importante e il fisco si era incattivito nei confronti di Crumb e della sua supposta fortuna. C’è una leggenda che racconta che il fumettista abbia comprato la casa francese barattandola con sei sketchbook. Quadernetti riempiti da un disegnatore che vive nel suo mondo di immagini e ossessioni. Un mondo che si renderà evidente anche all’organizzazione del festival del fumetto di Angoulême quando, dopo aver insignito Crumb del Grand Prix, il premio alla carriera riservato ad autori viventi e attivi, si troverà a dover gestire un presidente di giuria taciturno, con il naso sistematicamente immerso nel proprio taccuino e capace di produrre una locandina del festival destinata a essere censurata dal consiglio comunale.

Peur De Robert Crumb

Potrebbe essere la storia dell’appassionato di musica che viaggia accompagnando i gruppi musicali con cui collabora, suonando il banjo e disegnando copertine bellissime. Crumb è innamorato dei suoni dei primi decenni del secolo scorso. Colleziona vinile da quando aveva dodici anni e, quando qualcuno gli chiede cosa lo attiri di più in un disco, risponde: “La qualità umana della musica. Trovare un buon disco è come passare in un villaggio e trovare un vecchio ristorante gestito da gente che ha conservato le ricette di famiglia. È la stessa qualità umana, talmente rara nel mondo moderno.” E, quando parla di musica in quel modo, sembra quasi che stia dicendo il senso stesso dei suoi fumetti.

Vinili

Crumb potrebbe essere il sessuomane misogino. L’autore che, per gran parte della sua vita, ha raccontato, in fumetti autobiografici, i suoi “problemi con le donne”. Nelle sue storie, si dipinge come un porco odioso, che sfrutta la propria notorietà artistica per sottomettere e umiliare le sue vittime. Ma la forza e il vigore mostrato dalle femmine crumbiane è tale da scatenare scontri verbali tra persone insospettabili. Come quella volta dello screzio tra la detrattrice Trina Robbins e la sostenitrice Alison Bechdel.

Footsy

Oppure l’eroe dell’underground che, all’inizio degli anni Ottanta, cura il giornale antologico “Weirdo”. Negli stessi anni in cui Françoise Mouly e Art Spiegelman inventano “Raw”, una rivista pregiata che dice che il fumetto è un prodotto adulto e colto, Crumb assembla un giornalino povero, capace di alternare grande bellezza e stupidità. Di “Weirdo”, senza mezze misure, Spiegelman dirà che è “merda”. Il tempo darà ragione a Crumb, quando egli sarà chiamato a illustrare la copertina dell’ultimo numero di “Raw”, nel 1991. “Weirdo” chiuderà nel 1993.

WEIRDO

O, ancora, l’assassino di Fritz il gatto. All’inizio degli anni Settanta, Ralph Bakshi vuole fare un film sul personaggio. Non riuscendo a mettersi d’accordo con il fumettista, il produttore Steve Krantz ottiene i diritti di sfruttamento cinematografico da Dana, la moglie da cui Crumb si sta separando. Quando, nel 1972, esce il film di Bakshi, Crumb prova un senso di sconforto e umiliazione: vuole morire. Non avendo la vocazione al suicidio, nella storia Fritz the Cat “Superstar” uccide il gatto, per mano di Ann Struzzo, piantandogli un punteruolo da ghiaccio nella schiena. Il cinema è una macchina vorace. Indifferente ai dolori dell’autore, Krantz produce, nel 1974 e senza Bakshi, un nuovo, bruttissimo, film. Per dileggiare Crumb, la pellicola viene distribuita con il titolo Le nove vite di Fritz il gatto. Crumb potrebbe essere il rivoluzionario che, nel 1968, venticinquenne, assembla “Zap Comix”. Non è il primo comic book underground. Prima ce ne sono stati altri e hanno mostrato la via. Queste pubblicazioni sotterranee hanno spiegato che un altro fumetto è possibile, che i supereroi conducono a una deriva adolescenziale e che un fumettista può raccontare quello che sente. “Zap Comix” allinea storie dello stesso Crumb e di S. Clay Wilson, Robert Williams, “Spain” Rodriguez, Gilbert Shelton, Victor Moscoso e Rick Griffin. Una gioia vulcanica che rende “Zap” la testata underground più influente e seminale della rivolta giovanile. Un giornale così “sotterraneo” da essere venduto, per le strade di San Francisco, da Robert e dalla prima moglie Dana, vistosamente incinta, che scorrazzavano il giornale in una carrozzina.

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O forse nel 1965, quando sulle pagine di “Help!”, l’ultimo giornale diretto da Harvey Kurtzman, appare il primo fumetto di Crumb. È un episodio di Fritz il gatto e viene pagato cinque dollari a pagina, perché quello è il budget di cui dispone la testata. Crumb, esaltato dalla possibilità di collaborare con il mitico Kurtzman, abbandona Cleveland per trasferirsi a New York e continuare a pubblicare sul giornale. Poche settimane dopo, “Help!” chiude e il fumettista, che è riuscito a fuggire dal mestiere di disegnatore di cartoline d’auguri, deve trovare un riparo economico. Dapprima disegnando figurine per la Topps Gum e poi riportando tutto a casa, a Cleveland. Anche l’amicizia con Kurtzman, che durerà finché la vita lo consentirà.

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O, ancora prima, è la storia di un bambino che cresce in quella famiglia disfunzionale che il film Crumb di Terry Zwigoff (1994) ha raccontato con tanta precisione. Il ragazzino che incontra “Mad magazine”, il mensile di fumetti scritto e diretto da Kurtzman. Un giornale, costruito con parodie e riletture del mondo, che spiega che niente, niente, deve essere preso sul serio. E lo fa con un dispiego di idee, cultura e talento tale da modificare per sempre la percezione del fumetto di un’intera generazione, quella che darà vita al fumetto underground. Sulle pagine di “Mad magazine”, accanto alle parodie di film, fumetti, trasmissioni radiofoniche e televisive e comportamenti sociali, compaiono gli adattamenti parodici a fumetti di capolavori letterari: il corvo di Poe, Alice, Robinson Crusoe, ma anche Sherlock Holmes, Frankenstein, Tarzan… Crumb resta intriso da quell’idea di racconto. Quel modo di confrontarsi con i testi e di restituirli, a fumetti, con uno strato di senso nuovo gli rimane addosso. Come dimostra questo primo volume della collana dedicata all’autore. Una raccolta di adattamenti di testi letterari che attraversa tutte le vite di Robert Crumb.

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Una Risposta to “Le nove vite di Robert Crumb”

  1. Marco Bertoli Says:

    Molto bello questo saggio, che avevo già avuto la fortuna di leggere. Grazie per l’elogio molto gradito alla mia traduzione!

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