Con un dito solo

by

GiovanniGandini

Trovo questo pezzo di Gandini. Mi commuovo un po’. Siccome mi sembra dica tutto, lo copio.

 

Romantic di Giovanni Gandini

(da “Linus” 347, febbraio 1994)

 

Nel tempo in cui fioriscono su settimanali e quotidiani quadretti di una volta, garbate nostalgie e verità lievi è difficile sfuggire a qualche richiamo sentimentale, frugando nella penombra di finestre e lampade pieghevoli avvitate a un asse. Anche se “Linus” non compie i “50” anni di Gordon (vedi “Corriere della Sera”) si avvicina ai 29 anni, e via Cernaia è sempre qui vicino, a ricordare quei mesi da gennaio ad aprile 1965. In una stanza prestata da Nanni Ricordi l’allora editore-direttore, Ranieri Carano assistant manager e Renata Spinazzola italianista part time, riscrivevano Popeye dal francese di “Jiff-Uiff”(la prefanzine di Lacassin, Forest, Alain Resnais) o esaminavano spessori e “legno” di menabò, fogli di impaginazione a tre colonne, inventavano la posta dei lettori e salutavano, entrando, la splendida faccia di pietra di Luigi Tenco, spesso lì a confabulare con Nanni di dischi e canzoni.

Di Tenco, raro e affettuoso amico, racconterò un giorno di come qualche tempo prima chiedesse il nostro parere su Mi sono innamorato di te accoccolato con la chitarra in quel ring d’angolo di casa in cui si svolse anche la “storica” seduta con Elio Vittorini.

Indirettamente Tenco, Jannacci, Ricky Gianco, Endrigo, l’insuperabile Daffini, Caterina Bueno, Leydi e la Mantovani, insomma tutti gli amici di Nanni-Ivan il terribile, erano se non nell’orchestra nella barcaccia di “Linus”. Questo giornale sorto da un’unica incosciente audacia (o capriccio, disperazione?) tra isole di scetticismo ma grazie anche a dei fortunati avamposti: uno stampatore bravo e pagabile a sei mesi, l’entusiasmo di Achille Mauri delle Messaggerie, un vincente Gregorietti designer. Oltre l’ospitalità di Nanni e l’affettuoso “appoggio-stampa” di Eco. Più una personcina sorridente di ventidue anni che riuscì a saldare, nei primi tre anni di vita del giornale, il fuori e il dentro, i conti con l’immagine. Era stenografa, dattilografa, centralinista, economa, direttrice, tutto.

Si presentò un giorno in via Cernaia con la sua mamma curiosa di vedere dove finiva la sua Daniela e che per fortuna, nonostante l’oscurità di quell’unica stanza-ufficio, dette il benestare. Daniela ricopiò una lettera battendo con un dito solo, e in un tempo non certo brevissimo. Ma senza un errore. In tre mesi, quando già eravamo nel cucinone di via della Spiga, ex-tana di un litografo, si era trasformata in una perfetta segretaria principessa. Con lei dietro, una vecchia scrivania da travet anni Venti introduceva a un immaginario ambiente da album di Walt Disney, Forse anche perché dietro le finestre rabberciate c’era il rosa lilla delle gastroemie del cortile. Adesso eravamo in tre, ma posta abbonamenti telefonate fatture incombevano e così la direttrice divenne anche capo del personale. Gentile e sorridente ma severa e precisa, assumeva le sue amiche, distribuiva i compiti e faceva “andare la casa”. Due sue pupille sono rimaste da allora a “Linus” e una di esse è un notissimo topolino-direttore. Daniela Toschi (cognome di un famoso incisore parmigiano dell’Ottocento) era purtroppo una bella ragazza così dopo quattro anni ci fu “sottratta in matrimonio” da un signore che lavorava a Torino. Non bastò il ricevimento al Continental di via Manzoni per consolarci e lo stesso Continental, disperato, chiuse poco dopo. E da lontano venimmo a conoscenza dei suoi successi, era ormai un’importante manager pluriaziendale e padrona di leggendari cani sponsor o sponsorizzati, Passò a trovarmi sei mesi fa, alta, con un paltò rosso, raccontandomi con coraggiosa allegria il suo recente passato e un po’ di futuro.

Lasciate che ogni tanto, cari lettori, noi si torni indietro con la voce. E se fate come noi un giornale, ricordate: si comincia a battere con un dito solo.

 

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