Rassegnati (12/06/20115)

by

matticchioLS

Leggere Matticchio è sexy.

Carte varie

  • Cara dolce Kyoko: Star comics sta pubblicando una nuova edizione di Maison Ikkoku di Rumio Takahashi. La chiama Perfect edition. Non lo so se sia perfetta sul serio e nemmeno mi interessa. So solo che quell’autrice e tra i pochissimi autori seriali e popolari che mi facciano godere sul serio. In questa serie è al suo meglio: una bella amministratrice con un dramma nel passato che deve gestire la convivenza coatta dei suoi affittuari, una storia d’amore difficile, un sacco di triangoli e altre figure geometriche, equivoci inganni cedimenti ed equivoci. E, in Takahashi, il ritmo è tutto. Dieci volumi, quasi 35000 pagine, una settantina di euro (dilazionati però in dieci mesi, e – a quelle condizioni – riesci perfino a ottenere un finanziamento).
  • QUI di Richard McGuire è una storia universale. Nel 1993, in solo sei pagine, era perfetta e ha cambiato l’idea di fumetto in cui viviamo. (L’ha cambiata sul serio, oh!, mica esagero.) L’autore ha deciso di trasformare quel fumetto in un libro di 300 pagine. A Cher (il mio caro Cher) non è piaciuto. Non è una cosa che può stare nelle sue corde e non è la prima volta che ci troviamo in disaccordo (per esempio, dopo aver avuto un dissidio su Asterios Polyp di David Mazzucchelli non ci siamo parlati per settimane). Da oltre un mese quel libro c’è anche in italiano (con una traduzione di Steve Piccolo, per me che vivo nel gomitolo di concause, questa è una scelta azzeccatissima, ché Qui, in quelle tessiture sonore, ci sta benissimo). Domenica scorsa “la Lettura” del “Corsera” ha pubblicato un’intervista a McGuire condotta da Valentina D’Urbano. Copio:

“E’ stata una miscela di cose differenti. Alcune ispirazioni vengono dalla memoria, dai ricordi e a volte da alcuni sogni che ho fatto, anche condizionati dal lavoro di ricerca che stavo facendo per Qui. Sfogliavo foto della mia famiglia, i diari di mio padre, sognavo i miei familiari e a volte proprio dai sogni ho tratto il concetto di alcune illustrazioni. Non era mia intenzione inserire molto del mio vissuto nel libro, e anzi, mi preoccupava l’idea di rendere il progetto una cosa troppo personale, ma a un certo punto mi sono reso conto che molte foto che avevo ritraevano momenti comuni nella vita di qualsiasi famiglia – una nascita, un matrimonio, un diploma… – e ho deciso di raccontarli, in modo che chiunque potesse identificarsi nella narrazione, sentirsi parte della storia”

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