Il fantasma dell’Unità

ProletariDiTuttoIlMondoUnitevi

Uno spettro si aggira per le edicole. È lo spettro dell’“Unità”. Lo afferro e, dopo aver versato l’obolo al negoziante, lo trascino con me. In casa non geme e non piange. Neanche il rumore di catene mi rende consapevole della sua presenza. Con il fantasma cartaceo mi accascio sulla poltrona. L’estate non è la stagione degli spiriti. Quelli dovrebbero arrivare a Natale.

Cerco il colophon e non riesco a trovare niente che mi faccia capire che quello che ho in mano è un giornale. Nessuna indicazione di periodicità. Laddove mi sarei aspettato l’enumerazione dei redattori, trovo conferma del mio essere ancorato ai retaggi del passato. Reazionario come sono, sento un fremito di sconcerto attraversarmi la nuca mentre leggo, al posto del nome dell’editore, la ragione sociale di un’azienda (Unità srl) accompagnata dalla puntuale disamina del consiglio d’amministrazione.

Un giornale vuoto e leggero. Articoli brevi, che occupano poco spazio in grandi pagine stampate a colori, si alternano a gallerie di immagini corredate da titoli strillati e didascalie. Per sfogliare un quotidiano con maestria è necessario lo stesso numero di ore di allenamento richiesto dal ripiegare la mappa di una città. Lo schermo del mio smartphone è più comodo. Con due dita zoomo e con una strisciata di polpastrello passo all’immagine successiva.

A chi si rivolge questo giornale? A chi vuole vendere le 86.000 copie della tiratura odierna?

In questi giorni mi scopro rancoroso. Sto leggendo un libro su Albe Steiner e mi concentro sugli esperimenti di impaginazione. Certo, ripenso a Rosa e Ballo, al “Politecnico”, alla grafica Feltrinelli, a “Utopia” a ”Erba voglio”, … Penso anche a cose più recenti, ma non troppo, come quelle che sono state importanti per me mentre uscivano. Sarà che avevo poco più di vent’anni. Prima che la banda dei soviet si impossessasse del mio quotidiano e, al grido di “La rivoluzione non russa”, cambiasse l’impianto e  i contenuti del “Manifesto”, su quelle pagine si stava giocando una battaglia di linguaggio. Un giornale da guardare e da leggere. Era un esperimento di impostazione di intelligenza e divertimento che non è più riuscito a nessun giornale italiano.

Torno alla mia copia dell’”Unità”. Sulla grafica di un anonimo, una redazione che non c’è – coordinata da Erasmo D’Angelis (direttore responsabile) – costruisce un giornale nel quale si sprecano gallerie, icone, didascalie, tag e link ipertestuali che aprono un mondo didascalico. E non puoi neanche sperare in un errore 404.

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