Dammi risposte complesse

Articolo uscito da qualche parte all’inizio del 2014 su “Books in Italy” portale della Fondazione Mondadori, attualmente offline.

“Dammi risposte complesse”, così inizia Unastoria, il nuovo fumetto di Gipi. Con la preghiera di un uomo in crisi, incapace di sopportare la volgarità delle semplificazioni, quasi sempre sciocche e fuori contesto, di cui sono infarcite le nostre vite.

La crisi di mezza età, pur partendo da un’inquietudine comune, assume per ciascuno di noi una forma diversa. Un po’ depressi, ci crogioliamo nella pigrizia che ci ha impedito di fare tutto quello che avremmo dovuto e potuto. Poi arriva la paura e, paralizzati come conigli in mezzo alla carreggiata, fissiamo occhi spalancati sulle luci che si avvicinano, sicuri che non ci sia alcuna speranza. Quasi tutti superiamo quella crisi, ma non è mai un processo indolore. I migliori la affrontano cambiando.

La mezza età arriva all’improvviso, impredicibile. Sicuramente esiste un’età media che fluttua, nel tempo e nello spazio, assecondando l’evoluzione della medicina e la conquista di longevità, e si assesta con precisione “nel mezzo del cammin di nostra vita”. Eppure, indifferente a qualsiasi regola aritmetica o statistica, la crisi di mezza età si palesa improvvisamente.
Per Gianni Pacinotti, che disegna fumetti straordinari firmandosi Gipi, si è collocata con precisione tra i 45 e i 50 anni e, in quel periodo, ha smesso di fare fumetti.

Gipi ha avuto una maturazione tarda: fino ai quarant’anni è stato un bravo autore poco edito, capace di girovagare tra gli spazi che l’editoria italiana gli metteva a disposizione. Vignette e fumetti su riviste di satira, giornali di fumetti e qualche raccolta antologica.

Poi, nel 2003, quarantenne, ha pubblicato, con la casa editrice Coconino, il suo primo libro: Esterno notte, una raccolta di fumetti tanto brevi quanto densi e intensi. Racconti provenienti da quella provincia italiana che può divorarti l’anima se non la maneggi con cura. Le storie che compongono il libro sono materiche e pesanti fin dalle tecniche usate per la loro realizzazione. Su quelle pagine bicrome, Gipi stende un solo colore a olio, depositandolo senza lesinare, quasi fosse catrame. Dipinge cieli vastissimi e incombenti, poi li graffia con il manico del pennello. Sotto quei cieli carichi si dipana una provincia italiana che, fin dalla copertina del libro, si mostra spaventosa e alienante. L’autore che esordisce in quel libro mostra di non temere le parole. I fumetti di Esterno Notte nascono, quasi tutti, direttamente sulla pagina, senza una sceneggiatura che ricordi al fumettista che ambienti disegnare, che personaggi muovere in ogni vignetta e cosa far dire loro. La scrittura nasce sulla pagina insieme ai disegni e i personaggi parlano in balloon che hanno forma irregolare e sembrano caduti sul foglio come gocce o in didascalie che raccolgono il pensiero di un narratore che non si assolve mai. E anche quando la distesa di parole rischia di schiacciare il disegno e, di conseguenza, il racconto, il senso di costrizione prodotto dai grandi blocchi di testo regolare posti all’interno della pagina viene liquefatto dalla grafia dell’autore. Tutte le parole presenti nei fumetti di Gipi sono tracciate con la scrittura irregolare, storta e discontinua, del disegnatore.

“Il lettering di un autore è perfetto per i fumetti che disegna e poi, se ci pensi, invecchia con il disegno: si storce e trema con l’età”, dice Gipi, mostrando di avere un’idea molto forte del proprio raccontare. Un’idea che, fin dal primo libro, gli permette di essere notato tanto dai lettori quanto dagli addetti ai lavori. Effetto notte, nel corso dell’anno successivo, conquista premi durante due festival nazionali: Napoli Comicon e Romics.

Nell’ottobre del 2004 esce Appunti per una storia di guerra, il secondo libro a fumetti firmato da Gipi. Qui l’autore abbandona il peso dei colori a olio per realizzare la sua bicromia usando acquerelli. Il segno a penna, pur essendo più leggero, riesce a emergere da vignette meno cariche, su cui è stato steso un colore più acquoso. Scompaiono, momentaneamente, le distese di parole e i balloon aprono degli squarci bianchi nelle pagine. La leggerezza, apparentemente conquistata attraverso lo sgravarsi del segno, non trova corrispondenza nel tema trattato. Una guerra, ipotetica ma cogente, dilania la nazione e tre giovani di estrazione sociale diversa si muovono dalla profonda provincia alla grande città attraversando un romanzo di formazione e deformazione. Il libro viene presto esportato in Francia e lì fa guadagnare al suo autore tanto il premio René Goscinny, intitolato allo sceneggiatore di Asterix e pensato per promuovere la scrittura di giovani fumettisti, quanto il riconoscimento più prestigioso in Europa, quello per il miglior libro al Festival internazionale del fumetto di Angoulême.

Da quel momento, i libri a fumetti di Gipi, editi con cadenza serrata, sono tradotti in francese, spagnolo, tedesco e inglese.
Questa è la stanza, del 2005 è un libro a colori in cui l’autore può indagare ancora una volta i dolori della crescita in provincia, ponendo enfasi sull’importanza della musica più rumorosa. Il rock, suonato nella stanza che funge da sala prove per un gruppo di giovani in cerca di riscatto da errori, problemi e famiglie complicate, esplode nel colore delle pagine ad acquerello.

Sempre nel 2005 esce un fascicolo spillato e lussuoso contenente il primo dei “Baci dalla provincia” di Gipi, Gli innocenti. A questo seguirà, l’anno dopo, un secondo fascicolo,Hanno ritrovato la macchina. Con questi due fumetti brevi, Gipi continua a indagare la provincia, come macchina infernale di povertà spirituale, contrapposta a città che sono anche peggio.
Il 2006 è anche l’anno di S., libro a colori dedicato a Sergio, padre di Gipi, che si confronta con le memorie di formazione dell’autore ed è realizzato con grande istintività. Narrazione in caduta libera che si sviluppa su pagine cariche di colore, memorie, riscatti e piccole menzogne quotidiane. Quel libro, pieno di sofferenza e ricordi, è un passo verso il successivo LMVDM: La mia vita disegnata male, uscito nel 2008.

Il piano dei ricordi, in un nitido bianco e nero, tracciato rapidamente con una penna, in un racconto che sente di memorie in presa diretta, si contrappone alla narrazione di finzioni con pirati dove tornano i consueti acquerelli. Profondamente autobiografico, LMVDM racconta frantumi di vita dell’autore, sfiorando registri drammatici e comici. Un’intimità così privata da essere dolorosa e da richiedere una narrazione istintiva, in cui riemergono i fiumi di parole scritte a mano che si intrecciano con disegni – bellissimi – tracciati con apparente noncuranza, a presentare, con una trasparenza disarmante, lo scorrere inesorabile di memorie private, cui non viene concessa la clemenza dell’oblio.

Un passaggio televisivo particolarmente apprezzato, alle “Invasioni barbariche” di Daria Bignardi, rivela il carisma di Gipi, assicurandogli una visibilità inaspettata. I movimenti nervosi dell’autore, che, nello studio televisivo, accompagna con gesti scattanti delle mani le parole che dice, fanno sì che la voce e il corpo di Gipi si sovrappongano ai suoi racconti a fumetti. Il libro, distribuito in edicola, esaurisce presto la sua tiratura e Gipi, quarantacinquenne, scopre di essere l’autore più amato dal pubblico colto dei fumetti. Da anni il fumettista affianca ai suoi libri altre forme di espressione: fa l’illustratore per i giornali e per i libri, organizza letture sceniche dei propri fumetti accompagnato da un gruppo musicale, dirige spettacoli teatrali e realizza cortometraggi cinematografici.

Quella che paralizza Gipi, proprio nel momento di massima creatività e più vasto riconoscimento da parte del pubblico, sembra proprio una crisi di mezza età. Dichiara di non riuscire più a fare fumetti, di non volerli fare. E, in quel momento, il cinema gli offre un approdo. Nel 2011 esce nelle sale italiane L’ultimo terrestre, un film diretto da Gipi che, per l’occasione, usa il proprio nome anagrafico, Gian Alfonso Pacinotti. Dopo questa pellicola è la volta di Smettere di fumare fumando (2012) e, quindi, di Wow (ancora in produzione).

Cinque anni di distacco totale dal fumetto, culminati nell’uscita di Unastoria, sul finire del 2013.

Il nuovo libro è scandito da due immagini ricorrenti, una stazione di servizio e un albero, realizzate con le tecniche più disparate (olio, penna, acquerelli, pastelli, …). Il fumetto alterna immagini a colori ad altre in bianco e nero, sovrappone piani temporali e intreccia narrazioni di eventi a rappresentazioni di sogni allucinati. In questo modo, si stacca dai luoghi narrativi cari a Gipi, permettendo all’autore, una volta al riparo dalla propria autobiografia e dal racconto di formazione, di dedicarsi a un lavoro apparentemente di sola finzione. I ragazzi, da sempre protagonisti dei fumetti di Gipi, scompaiono dal racconto, lasciando spazio a Silvano Landi, uno scrittore coetaneo di Gipi, che all’improvviso scopre i segni che il tempo sta lasciando sulle sue carni.

“Se il diciottenne si svegliasse di colpo una notte e allo specchio si vedesse, per magia, per maledizione, con la faccia, con la pelle, dei suoi futuri cinquant’anni, morirebbe, vomiterebbe. Ma invece, scivolando secondo dopo secondo, per anni e poi decenni, sempre distratto da altro, un giorno, non più diciottenne, ello si alzerà, andrà allo specchio, nel bagno, e si vedrà trovandosi mica male per quel momento, di colpo, una notte.”

Lo scrittore in crisi, chiuso in se stesso e imprigionato dalle immagini incalzanti e ripetute di alberi che traccia sui fogli, è ricoverato da tre mesi in un ospedale psichiatrico, dopo che gli è stata diagnosticata una forma acuta di schizofrenia, per curare la quale egli viene imbottito di dosi sempre crescenti di psicofarmaci forse inesistenti dal nome tanto evocativo quanto probabile, Bituprozan.

La schizofrenia comporta una dissociazione della personalità che impedisce di procedere in modo lineare e confonde i piani di realtà. Il disturbo di Landi, enfatizzato dal delirio farmacologico, conduce Unastoria ad assumere una forma schizofrenica, in cui tutto si confonde e si intreccia, come le ramificazioni dell’albero continuamente disegnato tanto da Gipi quanto dal suo personaggio: le memorie recenti, i sogni, la reclusione nel sanatorio, la vita in trincea di un bisnonno conosciuto attraverso le lettere dal fronte, l’invenzione di una terribile macchina da guerra…

Unastoria scorre con grande fluidità, anche quando deposita detriti e tristezza nelle nostre coscienze di lettori e ci rende consapevoli che le nostre vite, nelle mani di chi racconta storie, sono solo materiale narrativo.
Dopo un lustro di allontanamento forzato dal fumetto, accompagnato dalla dichiarazione dell’autore di non essere più in grado di disegnare, Gipi torna al fumetto. E lo fa per dare risposte complesse.

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